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Genova, marinaio colpito con pala: “Non volevo ucciderlo”

Genova — “Non volevo fargli così male né tantomeno ucciderlo, non lo conoscevo nemmeno”: sono le parole di Walid Msolli, tunisino di 44 anni, pronunciate nell’interrogatorio di garanzia davanti alla gip Martina Tosetti, che lo ha comunque confermato in carcere con l’accusa di tentato omicidio.

Msolli è accusato di aver colpito con una pala un marinaio irlandese di 25 anni in piazza delle Erbe, sfondandogli la scatola cranica. Il giovane, al quale è stato applicato un mesh in titanio dopo un delicato intervento neurochirurgico, è ancora in prognosi riservata all’ospedale San Martino di Genova.

L’imputato, difeso dall’avvocato Alberto Grondona, ha ricostruito la vicenda dichiarando di essere intervenuto in difesa del figlio. “Mi trovavo con altri connazionali in piazza San Donato — ha riferito — quando ho visto mio figlio e un suo amico, che aveva un ematoma in faccia, correre verso di me chiedendomi aiuto. Così siamo andati in piazza delle Erbe.” La vittima si trovava nei vicoli con un collega, entrambi imbarcati su uno yacht ormeggiato a molo Giano.

Le immagini di un video agli atti dell’inchiesta ricostruiscono con chiarezza la dinamica: un componente del gruppo aveva colpito con un pugno il marinaio irlandese, un altro lo aveva immobilizzato afferrandolo per le gambe, mentre Msolli impugnava una pala lasciata all’esterno di un locale e la usava per colpire il giovane per tre volte, la prima alla testa. Il marinaio era riuscito a rialzarsi e a trascinarsi fin quasi all’ormeggio dello yacht, prima di crollare a terra gravemente ferito. Portato in ospedale in fin di vita, si trova tuttora in condizioni critiche.

La gip Tosetti, accogliendo la richiesta di custodia cautelare formulata dal pm Luca Scorza Azzarà, ha ritenuto che Msolli — pur incensurato e con una regolare attività lavorativa — abbia agito con “inaudita violenza” servendosi di “un oggetto potenzialmente letale”, manifestando una “assoluta incapacità di contenere la propria indole violenta”. L’indagato, che si è detto “devastato” per quanto accaduto, rimane in carcere in attesa del processo.