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Gravina si dimette dalla FIGC: elezioni il 22 giugno

Roma – Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni da presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). L’annuncio è arrivato nel pomeriggio del 2 aprile 2026, al termine della riunione straordinaria convocata nella sede federale di Roma con tutte le componenti del calcio italiano: Serie A, Serie B, Serie C, Lega Dilettanti, Associazione Italiana Calciatori e Associazione Italiana Allenatori. Il nuovo presidente verrà eletto il 22 giugno.

Le dimissioni giungono dopo l’eliminazione della Nazionale dalla corsa ai Mondiali 2026, sconfitta dalla Bosnia nell’ultimo turno di qualificazione: per l’Italia si tratta della terza mancata qualificazione consecutiva alla rassegna iridata, un dato senza precedenti nella storia del calcio azzurro. Gravina era stato rieletto alla guida della Federazione appena un anno fa con il 98,7% dei voti e avrebbe dovuto restare in carica fino al 2028.

Le dimissioni del presidente non sono destinate a essere le uniche: anche il commissario tecnico Gennaro Gattuso e il capo delegazione Gianluigi Buffon sarebbero prossimi a lasciare i rispettivi incarichi. Per la panchina azzurra i nomi più accreditati restano quelli di Antonio Conte e Massimiliano Allegri, entrambi attualmente sotto contratto con club di Serie A, condizione che il regolamento vieta di abbinare alla guida della Nazionale. Sullo sfondo prende corpo anche l’ipotesi di un ritorno di Roberto Mancini, attualmente impegnato in Qatar, che già guidò gli Azzurri dal 2018 al 2023 portandoli alla vittoria degli Europei 2021.

Sul fronte della presidenza federale, i nomi più quotati per la successione sono quelli di Giovanni Malagò, sostenuto tra gli altri dal presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, e di Giancarlo Abete, che ricoprì l’incarico tra il 2007 e il 2014. Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha però espresso pubblicamente la propria contrarietà a nuove elezioni immediate, auspicando invece la nomina di un commissario straordinario proveniente dal mondo del calcio giocato: nelle ultime ore il nome di Paolo Maldini è emerso come possibile candidato a tale ruolo.

«Il calcio italiano va rifondato», ha dichiarato Abodi, sottolineando come il Governo abbia già investito risorse significative nel movimento sportivo e giudicando inaccettabile che si tentasse di «negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali». Tra le misure invocate dal ministro figura anche l’obbligo di schierare almeno quattro calciatori italiani in campo per l’intera durata delle partite di Serie A, proposta che ha già aperto un dibattito sul piano regolamentare europeo.

Voce isolata in difesa di Gravina è quella del presidente UEFA Aleksander Ceferin, che in un’intervista ha attribuito le responsabilità del fallimento non alla dirigenza federale né ai calciatori, bensì alle carenze strutturali del sistema: «Forse sono i politici italiani che dovrebbero chiedersi perché l’Italia ha una delle peggiori infrastrutture calcistiche d’Europa».