Liguria

Processo Ponte Morandi, la difesa Castellucci: “Il difetto costruttivo era impossibile da individuare”

Nessuno degli esperti che nei cinquant’anni di vita del viadotto Polcevera si era occupato del ponte aveva mai rilevato il difetto costruttivo che ne ha causato il crollo. È questo il fulcro della strategia difensiva esposta dall’avvocato Giovanni Paolo Accinni nella prima udienza dedicata alle conclusioni del processo per il disastro del 14 agosto 2018, in cui l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci figura come principale imputato.

Secondo la difesa, la causa del crollo è riconducibile a un difetto di costruzione individuato a 1,8 metri dalla sommità della pila 9 lato mare del viadotto, elemento che tuttavia non compare nei 35 capi di imputazione formulati dall’accusa. Il consulente della difesa, l’ingegnere Gian Michele Calvi, ha concluso che l’unico modo per rilevare il degrado reale sarebbe stato intercettare una cavità in un punto preciso della sommità dello strallo — un’identificazione possibile, secondo la difesa, solo per caso.

A margine dell’udienza, Accinni ha dichiarato che la pubblica accusa ha chiesto 18 anni e mezzo per un innocente, aggiungendo che Castellucci si trova già detenuto pur essendo, a suo avviso, estraneo ai fatti contestati. “Siamo certi che il tribunale saprà preservare la verità”, ha affermato il legale.

Castellucci segue le udienze conclusive — che proseguiranno fino a giovedì — in collegamento dal carcere di Opera, dove sta scontando una condanna per la strage del bus di Avellino.

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