LiguriaSavona

Vado Ligure, sciopero nei porti contro i contratti part-time

Vado Ligure — Secondo giorno di sciopero nei porti di Savona e Vado Ligure: i lavoratori portuali hanno incrociato le braccia per ventiquattr’ore e allestito un presidio davanti al varco merci di Vado Gateway per protestare contro l’introduzione di contratti part-time, ritenuti inaccettabili dalle organizzazioni sindacali.

L’agitazione, confermata ieri dai sindacati all’esito negativo del tavolo di raffreddamento, coinvolge le lavoratrici e i lavoratori dipendenti degli articoli 16, 17 e 18, dell’Ufficio territoriale di Savona dell’Autorità di Sistema Portuale, della Port Service Savona e i soci lavoratori della Culp Savona. La questione riguarda venti lavoratori sui circa 380 complessivamente impiegati presso lo scalo. Si tratta del secondo sciopero in pochi giorni, dopo il presidio svoltosi davanti a Vado Gateway lo scorso 15 dicembre.

Presenti al presidio i rappresentanti sindacali Alessio Negro per la Filt Cgil e Franco Paparusso per la Uiltrasporti. «Per il modello portuale dello scalo savonese — ha dichiarato Paparusso — riteniamo che le assunzioni part-time non siano accettabili. Abbiamo sottoscritto un patto con questa azienda nel 2019, in base al quale le assunzioni dovevano essere stabili e di qualità. Oggi questo impegno non viene rispettato: l’occupazione non può essere legata all’andamento del traffico. Parliamo di alta professionalità, di lavoratori che seguono percorsi di formazione. Per far fronte ai picchi di lavoro esistono già gli strumenti della compagnia portuale».

Il sindacalista ha inoltre precisato che la protesta non è contraria all’occupazione in sé: «Chiediamo che sia stabile e di qualità, come è sempre stato. Dopo il periodo di formazione, i lavoratori venivano regolarmente assunti a tempo indeterminato».

Sulla stessa linea Negro: «I contratti part-time, secondo la nostra lettura, non sono previsti. Il contratto collettivo nazionale va interpretato alla luce della legge 84/94, che già contempla strumenti di flessibilità per far fronte alle variazioni di traffico. Chiediamo che questi contratti diventino full-time. La questione non riguarda solo Vado Gateway: una volta sdoganato, il part-time potrebbe estendersi all’intero comparto».

La società ha ribadito la propria posizione, respingendo l’accusa di voler tagliare i costi: la scelta, si legge in una nota, «non è legata alla volontà di risparmiare, ma alla necessità di operare servizi marittimi settimanali», aggiungendo che il ricorso al part-time fino a un massimo del 20% della forza lavoro «è una legittima possibilità prevista dal Contratto Collettivo Nazionale».