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Vandali al Movicentro di Asti: scritte sui muri, scala guasta

Asti – Nuovi atti vandalici al Movicentro. L’edificio che ospita il polo di interscambio della città è stato imbrattato ancora una volta: martedì ignoti hanno lasciato scritte sui muri nei pressi della zona dell’ascensore, l’ennesimo episodio in una struttura che ormai da mesi è nel mirino dei vandali.

La mattina seguente diversi studenti di passaggio si sono fermati a leggere le scritte. C’è chi le attribuisce ai cosiddetti maranza – gruppi di giovani che negli ultimi mesi avrebbero preso possesso di alcune zone della città – e chi invece ritiene si tratti di una bravata isolata, non riconducibile a fenomeni di microcriminalità urbana. Di certo il danno c’è: l’Asp dovrà sostenere i costi per ritinteggiare i muri, con la consapevolezza che l’intervento potrebbe avere vita breve. All’interno del Movicentro, per ragioni di privacy, non sono installate telecamere di sorveglianza, il che rende più difficile sia l’identificazione dei responsabili sia la deterrenza.

Non è l’unico problema che affligge la struttura: da alcuni giorni una scala mobile è fuori servizio, mentre all’esterno un anello di ferro destinato al parcheggio delle biciclette è stato divelto e abbandonato sul prato. Si aggiunge a tutto questo lo stato precario della passerella pedonale tra il ponte Ogerio Alfieri di corso Savona e il corridoio che conduce alle scale mobili, che ha reso parte dell’edificio inagibile.

Il Movicentro si trova a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria, in una zona molto frequentata, eppure continua a essere teatro di episodi di inciviltà. «Gli atti vandalici al Movicentro sono opera di maranza, giovani che si sentono fighi facendo queste bravate», aveva dichiarato a gennaio l’assessore alla Sicurezza Luigi Giacomini, dopo il primo episodio dell’anno. Gli stessi soggetti sarebbero stati coinvolti nei danneggiamenti all’arredo urbano di piazza Astesano e negli atti vandalici contro alcune attività commerciali di corso Einaudi e via Brofferio, tra cui una sartoria gestita da un cittadino cinese presa di mira più volte.