Fotovoltaico sui campi, Coldiretti Bergamo dice no
Bergamo – Con il moltiplicarsi degli annunci relativi alla costruzione di parchi fotovoltaici nel cuore della pianura bergamasca, Coldiretti Bergamo ribadisce la propria posizione sullo sviluppo di questi impianti, sottolineando la necessità di tutelare il suolo produttivo e garantire la priorità della funzione agricola rispetto ad altri utilizzi.
L’organizzazione esprime una netta contrarietà alla diffusione del fotovoltaico a terra sui campi coltivati, ritenendolo responsabile della sottrazione di superfici destinate alla produzione alimentare e potenziale causa di un progressivo impoverimento del territorio rurale. La crescente diffusione di impianti energetici su terreni agricoli alimenta inoltre forti preoccupazioni legate a fenomeni speculativi, con il rischio concreto che l’attività agricola venga progressivamente abbandonata a favore di rendite più immediate legate alla produzione di energia. Una dinamica che, secondo Coldiretti Bergamo, mette a rischio non solo la continuità delle produzioni, ma anche la tenuta economica e sociale delle filiere agroalimentari.
“Riconosciamo l’importanza della transizione energetica – sottolinea Erminia Comencini, Direttore di Coldiretti Bergamo – ma riteniamo che non possa avvenire a scapito della produzione di cibo. In tale prospettiva, c’è un’apertura alla possibilità di sviluppare sistemi agrivoltaici, a condizione che siano progettati in modo da garantire una reale integrazione tra produzione agricola ed energetica, senza comprometterne la resa o ridurre la superficie effettivamente coltivabile”.
Coldiretti Bergamo indica come prioritaria la valorizzazione di superfici già edificate o compromesse, promuovendo l’installazione di pannelli fotovoltaici su tetti di strutture agricole, capannoni e aree industriali, evitando così il consumo di nuovo suolo agricolo.
Anche Regione Lombardia ha ritenuto necessario regolamentare il fenomeno, proponendo di introdurre limiti quantitativi per l’occupazione dei terreni agricoli. A livello regionale, è previsto che al massimo lo 0,8% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) possa essere destinato a impianti da Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) al suolo. A livello comunale, ogni singolo comune non potrà superare il 3% della propria SAU per tali installazioni. Questi limiti potranno essere derogati esclusivamente per progetti legati a Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) o sistemi di autoconsumo per attività produttive locali.

