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Decreto sicurezza, fiducia con 203 sì. Correttivo venerdì

Via libera alla fiducia sul decreto sicurezza con 203 voti favorevoli, 117 contrari e 3 astenuti. Dopo giorni di alta tensione sulla norma che prevede un incentivo agli avvocati per i rimpatri, la maggioranza blinda il provvedimento nella sua versione originaria con il primo voto alla Camera.

Il decreto correttivo, messo a punto dopo i rilievi del Quirinale, dovrà arrivare contemporaneamente alla conversione in legge. Nella tarda mattinata di venerdì, quando è previsto il voto finale, il Consiglio dei ministri si riunirà nella sala del governo a Montecitorio per varare un nuovo decreto che modificherà l’articolo sui rimpatri.

In queste ore l’attenzione dei tecnici è tutta focalizzata sulle coperture finanziarie, dal momento che si amplia la platea dei destinatari del contributo — fissato a 615 euro per ogni procedimento — estendendola, oltre agli avvocati, anche ad altri mediatori e associazioni che potranno intervenire. Il contributo sarà erogato anche se la pratica di rimpatrio volontario non andrà a buon fine, e per questo motivo i costi saliranno inevitabilmente.

«Ci stiamo lavorando — ha dichiarato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti —. Non posso dire quale sarà l’esito dell’esame della Ragioneria, che sarà come sempre rigoroso e serio». Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato che il correttivo è basato sulle «osservazioni che ci sono pervenute dal Quirinale», aggiungendo: «Come abbiamo sempre fatto, noi teniamo in massima considerazione le osservazioni del Colle. La norma comunque mantiene una sua utilità e nobiltà che noi volevamo conferirle, e cioè rilanciare un tema, quello dei rimpatri volontari assistiti».

Secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari, il Capo dello Stato attende i due testi, sui quali farà le proprie valutazioni entro sabato.

Le opposizioni continuano intanto a martellare all’unisono. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha definito il provvedimento «l’ennesimo decreto propaganda», denunciando anche un «clamoroso pasticcio istituzionale: stanno correndo per approvare una norma che un minuto dopo dovranno correggere con un’altra norma, e il tutto grazie all’intervento del Colle, altrimenti avrebbero tirato dritto».

Giuseppe Conte ha preso la parola in Aula per un attacco frontale alla premier, sostenendo che la norma sugli incentivi per i rimpatri configurerebbe «due reati: patrocinio infedele e corruzione», definendola «il tentativo disperato di rimediare ai vostri fallimenti» sulla gestione dei flussi migratori. La responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani ha parlato di «norma manifestamente incostituzionale» che prefigura «una sorta di infedele patrocinio». Il segretario di Più Europa Riccardo Magi ha parlato di «ulteriore sfregio della carta costituzionale».