Del Vecchio consegna figlia a ex: difesa annuncia querela
Milano – Il Tribunale civile di Milano ha disposto la consegna entro le ore 18 di oggi della figlia di un anno di Leonardo Maria Del Vecchio alla madre, l’ex compagna Sara Soldati, in attesa dell’udienza del 10 agosto.
La difesa dell’imprenditore è intervenuta con una nota, definendo le accuse “false diffamatorie e calunniose”, formulate con l’intento “di alterare la percezione dei fatti davanti all’autorità giudiziaria”.
I legali annunciano per “le prossime ore”, oltre alla querela già presentata “nei confronti della signora Soldati e del suo difensore”, il deposito di “un ulteriore e corposo supplemento di querela”.
“La difesa di Leonardo Maria Del Vecchio denuncia con fermezza che l’intera vicenda è stata deliberatamente costruita ad arte attraverso un sistematico e orchestrato susseguirsi di accuse gravissime, false, diffamatorie e calunniose”, si legge nella nota. “Accuse formulate con il preciso e consapevole intento di alterare la percezione dei fatti davanti all’autorità giudiziaria e di esercitare pressioni indebite, illegittime e intollerabili nel contesto del contenzioso economico tra le parti”.
Secondo la difesa, il provvedimento è stato fondato su dichiarazioni rese da una ex compagna di Del Vecchio, considerate inattendibili e prive di riscontro oggettivo. Nei confronti della medesima risultano già avviati procedimenti di natura giudiziaria per condotte molto gravi, quali l’appropriazione indebita di beni di grande valore.
La difesa sostiene che “queste iniziative non sono altro che una strategia calcolata, finalizzata esclusivamente a conseguire vantaggi patrimoniali del tutto ingiustificati, utilizzando strumentalmente la figlia di un anno e trasformando gli strumenti processuali in mezzo di ricatto”.
Gli avvocati dell’imprenditore affermano che “il ricorso a dichiarazioni false, la contestazione pretestuosa di accordi formalmente sottoscritti e la prospettazione di ricostruzioni artificiose e mediaticamente costruite costituiscono un gravissimo e inaccettabile abuso dello strumento processuale”.

