Fuga in scooter, poi le botte ai carabinieri: arrestato
Genova – Un uomo di 39 anni dovrà presentarsi tre volte a settimana in Questura per l’obbligo di firma e avrà l’obbligo di restare a casa di notte. È questa la misura cautelare stabilita nel processo per direttissima dopo che nella notte ha seminato il panico in città per fuggire a un controllo della polizia stradale. L’uomo, assistito dall’avvocato Luca Rinaldi, dovrà rispondere nel processo – che è stato rinviato – dei reati di fuga pericolosa all’alt, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Una lunga pericolosissima fuga a tutta velocità dal Levante fino a Sampierdarena, sopraelevata Aldo Moro compresa, inseguito dagli agenti che gli avevano intimato di fermarsi. L’auto di servizio è finita contro un muro in via Avio a Sampierdarena in piena notte. Il fuggitivo – un genovese che abita nel quartiere di Albaro – è formalmente incensurato ma è già stato denunciato in passato per guida in stato di ebbrezza e resistenza. Saranno gli accertamenti a dire se era ubriaco o sotto effetto di stupefacenti.
Dopo lo schianto che ha fatto finire in ospedale due poliziotti (a soccorrerli i militi della Croce Verde genovese, della Misericordia Fiumara e l’automedica del 118) e ha completamente distrutto l’auto di servizio, il 39enne ha cercato di nascondere il maxi scooter, uno Yamaha T-Max, dietro due camion in un parcheggio di via Balleydier per poi proseguire la fuga a piedi.
I poliziotti della centrale operativa della Questura hanno analizzato i suoi movimenti grazie alle telecamere di sorveglianza che hanno consentito di individuare il deposito dove aveva lasciato lo scooter e i suoi successivi spostamenti. Sono arrivati per primi i carabinieri del Radiomobile che lo hanno raggiunto per identificarlo e verificare che avesse le chiavi dello scooter che era stato trovato con il motore ancora caldo.
Il 39enne, che di professione fa l’agente immobiliare, ha dato un calcio a un militare dell’Arma dopo averlo spintonato e, una volta ammanettato, ha cercato di prenderli a testate e a morsi. “Vi ammazzo” avrebbe urlato, insieme ad altri improperi, completamente fuori di sé.

