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Genova furto di corrente: denuncia alle forze dell’ordine per gestore inadempiente. Il caso dei 3.800 euro di energia “rubata” in una casa abbandonata

Nonostante la denuncia e le prove tecniche, il gestore energetico coinvolto non interviene, non attiva il distributore e non avvia alcuna procedura di verifica. Anzi, in un comportamento che appare del tutto ingiustificato, minaccia il recupero crediti per l’intero importo di 3.800 euro, pretendendo il pagamento di energia mai utilizzata.

La cliente si trova così in una situazione paradossale in quanto vittima di un furto denunciato alle autorità competenti e contemporaneamente minacciata di azioni di recupero crediti per consumi che non le appartengono.


Un comportamento che solleva dubbi sulla tutela dei consumatori

Il gestore, secondo le normative vigenti, ha l’obbligo di:

  • attivare il distributore locale in caso di sospetta manomissione;
  • verificare la correttezza dei consumi;
  • sospendere ogni procedura di recupero crediti in presenza di una denuncia;
  • garantire assistenza trasparente e tempestiva.

La mancata attivazione del distributore e la minaccia di recupero crediti configurano una grave inadempienza contrattuale, oltre a una possibile violazione delle norme ARERA sulla tutela del cliente finale.

La denuncia e le possibili azioni

La proprietaria ha già sporto denuncia alle forze dell’ordine per furto di energia. Parallelamente, si prepara a:

presentare una segnalazione ad ARERA per mancata assistenza;

inviare un reclamo formale al gestore;

richiedere la rettifica dei consumi e l’annullamento delle fatture;

avviare una richiesta di risarcimento danni per le somme indebitamente contestate.

Un caso che non deve restare isolato

Il furto di energia è un fenomeno più diffuso di quanto si creda, e spesso i clienti si trovano soli di fronte a gestori che non intervengono o che scaricano la responsabilità. Questo caso dimostra quanto sia fondamentale:

monitorare i consumi;

richiedere verifiche tecniche tempestive;

denunciare immediatamente ogni anomalia;

pretendere trasparenza e correttezza da parte dei fornitori.

La vicenda è ora nelle mani delle autorità, mentre la proprietaria attende che il gestore riconosca il proprio errore e proceda alla cancellazione dei 3.800 euro indebitamente richiesti

Un episodio che lascia sconcertati e che solleva interrogativi sulla tutela dei consumatori e sulla responsabilità dei gestori energetici. Una cittadina ligure ha scoperto di essere vittima di un furto di energia elettrica per un importo complessivo di 3.800 euro in un solo anno, nonostante l’immobile interessato fosse abbandonato, disabitato e privo di qualsiasi utilizzo.

La scoperta del furto

Il caso emerge quando la proprietaria, insospettita da consumi anomali, richiede una verifica tecnica. Il risultato è inequivocabile: qualcuno ha prelevato energia elettrica dalla sua linea, sfruttando un allaccio abusivo o una derivazione non autorizzata. Un furto vero e proprio, previsto e punito dagli articoli 624 e 625 del Codice Penale.

La proprietaria procede immediatamente con una denuncia alle forze dell’ordine, documentando la situazione e chiedendo l’intervento del distributore locale per accertare la manomissione.

Il gestore non interviene e scarica la responsabilità

Nonostante la denuncia e le prove tecniche, il gestore energetico coinvolto non interviene, non attiva il distributore e non avvia alcuna procedura di verifica. Anzi, in un comportamento che appare del tutto ingiustificato, minaccia il recupero crediti per l’intero importo di 3.800 euro, pretendendo il pagamento di energia mai utilizzata.

La cliente si trova così in una situazione paradossale:

  • vittima di un furto;
  • denunciato alle autorità competenti;
  • ignorata dal gestore;
  • e contemporaneamente minacciata di azioni di recupero crediti per consumi che non le appartengono.


Un comportamento che solleva dubbi sulla tutela dei consumatori

Il gestore, secondo le normative vigenti, ha l’obbligo di:

  • attivare il distributore locale in caso di sospetta manomissione;
  • verificare la correttezza dei consumi;
  • sospendere ogni procedura di recupero crediti in presenza di una denuncia;
  • garantire assistenza trasparente e tempestiva.

La mancata attivazione del distributore e la minaccia di recupero crediti configurano una grave inadempienza contrattuale, oltre a una possibile violazione delle norme ARERA sulla tutela del cliente finale.

La denuncia e le possibili azioni

La proprietaria ha già sporto denuncia alle forze dell’ordine per furto di energia. Parallelamente, si prepara a:

presentare una segnalazione ad ARERA per mancata assistenza;

inviare un reclamo formale al gestore;

richiedere la rettifica dei consumi e l’annullamento delle fatture;

avviare una richiesta di risarcimento danni per le somme indebitamente contestate.

Un caso che non deve restare isolato

Il furto di energia è un fenomeno più diffuso di quanto si creda, e spesso i clienti si trovano soli di fronte a gestori che non intervengono o che scaricano la responsabilità. Questo caso dimostra quanto sia fondamentale:

monitorare i consumi;

richiedere verifiche tecniche tempestive;

denunciare immediatamente ogni anomalia;

pretendere trasparenza e correttezza da parte dei fornitori.

La vicenda è ora nelle mani delle autorità, mentre la proprietaria attende che il gestore riconosca il proprio errore e proceda alla cancellazione dei 3.800 euro indebitamente richiesti.