Jonathan, tartaruga più vecchia al mondo a 194 anni
Jonathan, la tartaruga da record di 194 anni: nel suo Dna il segreto per fermare l’invecchiamento
Un nuovo studio pubblicato su Science Advances analizza la saliva del rettile più longevo al mondo. I suoi geni restano stabili come quelli di un esemplare giovane: una scoperta che potrebbe aprire la strada a nuove terapie per la salute umana.
Compiere quasi due secoli e non sentirli. Jonathan, la celebre tartaruga gigante di Aldabra considerata l’animale terrestre più vecchio del pianeta, ha 194 anni, ma il suo patrimonio genetico sembra letteralmente immune al passare del tempo. La chiave della sua straordinaria longevità non risiede solo nella qualità dei suoi geni, ma nella capacità di mantenerli perfettamente stabili decennio dopo decennio.
Lo studio scientifico
A fare luce sul mistero è una ricerca condotta dall’organizzazione no-profit americana Kallel, centro specializzato negli studi sulla longevità, e pubblicata sulla prestigiosa rivista Science Advances.
Prelevando ed esaminando un semplice campione di saliva di Jonathan, l’equipe di studiosi ha mappato 287 varianti genetiche uniche, direttamente collegate ai meccanismi vitali dell’organismo. Come evidenzia Stephen Clark, fondatore di Kallel e autore senior della ricerca, si tratta di geni chiave che supervisionano funzioni cruciali: dalla riparazione dei danni al Dna alla soppressione dei tumori, fino al controllo dell’infiammazione e alla regolazione dell’insulina.
Un Dna che resta giovanissimo
Il dato più sorprendente emerso dall’analisi riguarda l’epigenoma, ovvero l’interruttore biologico che regola l’attivazione e lo spegnimento dei singoli geni. Mettendo a confronto la mappa epigenetica di Jonathan con quella di altri quattro esemplari più giovani della stessa specie, i ricercatori hanno scoperto un’incredibile similarità: l’orologio biologico del rettile plurisecolare sembra essersi fermato.
I regolatori genici responsabili della produzione di energia e del ripristino del Dna sono rimasti pressoché inalterati nel corso di quasi duecento anni, conferma Justin Gerlach dell’Università di Cambridge (Peterhouse College), tra i coautori dello studio.
Prospettive per la medicina e la salute umana
In condizioni ordinarie, l’invecchiamento comporta un graduale deterioramento di questi meccanismi. Nel caso di Jonathan, invece, l’estrema stabilità e l’elevata fedeltà nella trascrizione genetica rappresentano lo scudo definitivo contro il decadimento biologico.
La scoperta apre scenari inediti per la ricerca medica. Poiché la senescenza cellulare costituisce il principale fattore di rischio per la maggior parte delle patologie croniche nell’uomo, decodificare i segreti evolutivi della tartaruga gigante potrebbe permettere, in futuro, di sviluppare terapie innovative e accessibili per prevenire l’invecchiamento e migliorare la qualità della vita umana.

