Lorena Isceri viva quando gettata dal viadotto dall’ex
Barberino del Mugello – Quando il 4 settembre scorso Lorena Isceri è stata buttata dall’ex dal viadotto lungo l’Autostrada del Sole a Barberino del Mugello, era ancora viva. L’autopsia ha dato la risposta a uno dei quesiti principali posti dalla procura di Firenze al medico legale che sta esaminando il cadavere della ragazza uccisa dall’ex Federico Vella. Un esame cominciato nel pomeriggio all’ospedale di Careggi. I quesiti posti dal sostituto procuratore Antonio Natale al medico legale Beatrice Defraia riguardano le cause della morte. Dall’esame esterno e dalla Tac sulla salma risulta che la donna è morta per la caduta e per l’impatto a terra da decine di metri di altezza. La valutazione definitiva sarà riportata nella relazione del medico che sarà consegnata fra 90 giorni. L’esame autoptico è in corso anche sul cadavere di Vella: i magistrati hanno chiesto di effettuare il prelievo dei tessuti ai fini dell’esame tossicologico. Le autopsie sono effettuate nell’ambito di un fascicolo aperto per sequestro di persona a fini di omicidio aggravato dalla premeditazione. L’autopsia su Lorena Isceri dovrà accertare se i lividi possano essere ricondotti alla caduta o siano precedenti al momento in cui è stata rinchiusa nel bagagliaio. Nessuno degli avvocati delle famiglie ha nominato consulenti medico legali di parte. “Dopo gli accertamenti medico legali la salma di Lorena sarà restituita alla famiglia e poi partirà alla volta di Squinzano, dove mercoledì o giovedì si celebreranno i funerali”, ha annunciato l’avvocato Cosimo Miccoli che assiste la famiglia Isceri. Negli accertamenti il pm Antonio Natale ha disposto la copia forense dei tre cellulari sequestrati per ricostruire attraverso telefonate e messaggi quanto avvenuto nelle settimane precedenti l’omicidio. Da Squinzano arriva un appello di Franco Isceri, il padre di Lorena, rivolto a tutte le donne: “Mi auguro che mia figlia sia l’ultima vittima. Mi raccomando, non fate come mia figlia, che lo voleva difendere e mi diceva che non lo voleva distruggere. La prima cosa da fare è denunciare”.

