Ricina a Pietracatella, tracce negli alimenti
Pietracatella – Sarebbe stato individuato il cosiddetto “vettore” attraverso cui la ricina è arrivata ad Antonella Di Ielsi e alla figlia quindicenne Sara Di Vita, morte alla fine dello scorso dicembre. Le tracce della tossina sarebbero emerse fra gli alimenti sequestrati nell’abitazione di famiglia. Per la conferma definitiva serve però il responso degli esperti di Berlino, che non è ancora arrivato.
Gli accertamenti si sarebbero concentrati sui campioni alimentari prelevati in via Risorgimento. Su quei reperti sarebbero state rilevate tracce riconducibili alla sostanza che ha ucciso madre e figlia. Gli investigatori si direbbero ormai convinti di trovarsi davanti a un duplice omicidio premeditato. Manca però il passaggio decisivo, perché la relazione conclusiva del Robert Koch Institut non è stata ancora depositata sul tavolo della Procura.
Ai laboratori tedeschi sono stati affidati i 131 reperti biologici e ambientali prelevati il 30 luglio nell’abitazione, fra cui circa 70 campioni alimentari. L’istituto berlinese è considerato uno dei centri più avanzati al mondo nello studio dei veleni ed è stato coinvolto proprio per la capacità di individuare tracce anche a distanza di mesi. La quantità e la complessità delle analisi hanno allungato i tempi, al punto che la Procura ha dovuto chiedere una proroga dei termini. Soltanto il deposito formale potrà stabilire se la tossina sia stata introdotta deliberatamente in un cibo consumato dalle due vittime.

