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Grazia Minetti, il Quirinale chiede chiarimenti a Nordio

Il cosiddetto «caso Minetti» esplode in tutta la sua portata. Il Quirinale ha inviato un’inusuale lettera al ministero della Giustizia, chiedendo chiarimenti al ministro Carlo Nordio su «supposte falsità» nell’istruttoria che ha condotto alla firma del presidente Mattarella sul provvedimento di clemenza.

La grazia a Nicole Minetti — nota per la vicenda di «Ruby rubacuori», spacciata come nipote del presidente egiziano Mubarak — ha di fatto cancellato le condanne a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato, relative ai processi Rimborsopoli e Ruby ter, che Minetti avrebbe dovuto scontare ai servizi sociali.

Il caso è deflagrato dopo un’inchiesta del Fatto Quotidiano, che ha sollevato una serie di elementi critici sulla vita attuale di Minetti, avanzando dubbi anche sulla regolarità dell’adozione di un minore con gravi problemi di salute. Quest’ultimo aspetto sarebbe stato determinante nel percorso che ha portato al via libera alla grazia. Secondo il quotidiano, Minetti avrebbe dichiarato il falso nella relativa richiesta.

La replica di Minetti è arrivata dopo qualche ora, decisa: «le informazioni diffuse sono prive di fondamento e gravemente lesive della mia reputazione personale e familiare», ha dichiarato, annunciando iniziative legali.

Con la lettera indirizzata al ministro della Giustizia, il presidente della Repubblica — che non ha contattato direttamente Nordio — ha chiesto che ogni dubbio venga fugato con la massima celerità. Dal tono del comunicato del Colle emerge l’irritazione del capo dello Stato, anche se dal Quirinale si precisa che non si tratta di una presa di posizione pro o contro, avendo come riferimento esclusivo le circa 50 cartelle dell’istruttoria costruita dalla procura di Milano. Quel documento indicava come Minetti avesse cambiato radicalmente vita, anche dopo essere diventata la compagna di Giuseppe Cipriani junior, famiglia nota nel mondo per l’Harry’s Bar.

Fonti del Quirinale hanno sottolineato come il presidente della Repubblica «non disponga di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti che vengono prospettati e fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall’autorità giudiziaria e dal Ministro della giustizia».

La palla è stata dunque rispedita con precisione a Carlo Nordio, che ha garantito una prima risposta entro 24 ore. Una risposta arrivata in serata in forma criptica, con un riferimento generico alla regolarità della procedura seguita.